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Close to Home: Nicholas Wolken Interview

Nicholas Wolken nasce nel 1983 in una piccola cittadina sulle Alpi svizzere. Figlio di uno sciatore e scalatore, era inevitabile che anche lui stesso si appassionasse alla grande montagna. Questa passione ha portato lui e il suo snowboard molto lontano e l’ha spinto ad esplorare sia luoghi remoti che relativamente dietro casa in cerca delle curve perfette. Brand Manager per Korua Shapes e ambassador Patagonia, Nicholas ama anche il climbing ed il surfing ed è appassionato di psicologia ed eco-psicologia.

Photos by Carlos Blanchard

Interview by Denis Piccolo

Come è nato “Close to Home”? Perché non andare più lontano in cerca di neve? È un po’ un paradosso, ma viaggiando molto mi sono reso conto che vivo in un posto magnifico, e ci sono ancora molte cose nuove da esplorare qua dietro casa. Avendo un programma abbastanza serrato era evidente che stare più vicino a casa significava più tempo trascorso sulla neve e meno tempo sprecato. È anche più economico, meno problematico e ha meno impatto ambientale.

Questo viaggio ti è sembrato più semplice e molto più liberatorio visto che non hai dovuto viaggiare lontano? Il poco tempo che abbiamo trascorso sulla neve è stato molto più rilassato perché conoscevamo l’ambiente e quindi tutto è stato meno stressante. L’idea era quella di rendere il progetto il più semplice e lineare possibile, ma la mia rotula ed il tendine di Achille avevano altri piani. Quindi, un breve movie project che avrebbe dovuto durare 2 settimane alla fine ha richiesto 2 anni di lavoro ed è diventato stressante, perché ero preoccupato che non sarebbero andato tutto bene alla fine. Abbiamo anche finito per viaggiare più di quanto avevamo programmato all’inizio. Ho sperimentato in prima persona che ridurre le cose può essere difficile.

“È un po’ un paradosso, ma viaggiando molto mi sono reso conto che vivo in un posto magnifico, e ci sono ancora molte cose nuove da esplorare qua dietro casa.”

Sei stato spinto dal desiderio di essere più rispettoso verso l’ambiente: viaggiare di meno, comprare meno ecc.? Le motivazioni principali per me sono state divertirsi, stare in mezzo alla natura con gli amici facendo qualche bel giro. Non avere inutili seccature e godersi una vita semplice. Essere consapevoli dell’ambiente non è necessariamente una motivazione, è solo la cosa giusta da fare.

Il tuo viaggio ha avuto un retrogusto sentimentale, da vecchia scuola? Un modo per onorare il passato in qualche modo? Prima dell’avvento degli skylift, le persone usavano pellicce animali sotto gli sci per fare escursioni sulle montagne esattamente come abbiamo fatto durante questo viaggio. Il semplice stile di vita nel rifugio in cui siamo stati ti dà un’idea dei momenti in cui le persone avevano bisogno di meno e avevano meno. Nella capanna c’erano vecchi oggetti con un valore che non ha una scadenza veloce come altri oggetti dei giorni nostri. Non ci sono tendenze lassù – gli oggetti vengono riparati, riutilizzati e il loro valore emotivo cresce invecchiando.

Quali cose interessanti hai imparato da questo viaggio? Fare questo viaggio e lavorare a questo progetto mi ha fatto davvero approfondire ed interessarmi all’eco-psicologia. Vorrei saperne di più sull’effetto della natura sulla nostra psiche e viceversa. Sono stato particolarmente toccato dall’idea di Gaia (cioè vedere l’intero pianeta come un gigantesco organismo vivente con cui siamo tutt’uno) e sono molto ansioso di saperne di più attraverso le mie esperienze personali sulla relazione emotiva che ho con la natura ed i paralleli che ci sono tra ciò che sappiamo sulle relazioni uomo-uomo nella psicologia umanistica. Le mie esperienze hanno aumentato la mia preoccupazione per le questioni ecologiche e mi hanno dato la motivazione per cambiare alcuni dei miei pensieri e comportamenti.

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