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THE SENSE OF FEELING THINGS

Soft come acronimo di “sense of feeling things”, senso di sentire le cose, ma anche come soffice, nella sua traduzione più letterale. Sono proprio queste le sensazioni che evoca il nuovo movie di Kris Ludi e Christian Haller e che ben descrivono il riding che ci vogliono far conoscere. Una soffice coltre di neve che ricopre un Giappone rurale quasi sconosciuto declinato in teal and orange. Soft ci porta con se in un viaggio ai confini del mondo da esplorare con la nostra tavola ai piedi. Ci siamo seduti con Kris che ha concettualizzato e diretto il movie con l’aiuto dei riders.

Come e quando è nato il progetto Soft?

Non abbiamo mai avuto intenzione di fare un altro film dopo “Glue”. Stavamo cercando di creare un mini-video speciale, quindi siamo andati in Giappone due inverni fa. Dal momento che l’intera faccenda non è andata come speravamo, sapevamo che non era il moment adatto – così ci siamo un attimo interrogati e alla fine abbiamo aggiunto un po’ di idee, segmenti e tempo per creare alla fine “soft”.

Com’è nata invece la collaborazione e la sinergia tra te e Christian Haller?

È arrivata passo dopo passo. Siamo amici da un bel po’ e ad un certo punto abbiamo iniziato a lavorare insieme – “Memoires Memoires” è stato il nostro primo video insieme e da lì abbiamo iniziato a vedere il potenziale l’uno dell’altro – per me, non è solo uno snowboarder, ma una persona che pensa in modo creativo e che usa uno snowboard per esprimere se stesso.

Che ruolo ha Christian nel film?

Prima di tutto è un rider. Ma oltre a ciò, produce, crea l’idea generale con me e da feedback e input molto dettagliati su praticamente ogni aspetto del processo di realizzazione del film.

Parlami della scelta cromatica delle riprese. Sono incredibili.

Penso che il complimento vada al nostro colorist Yves Vallaster. È un colorista cinematografico di prim’ordine con cui abbiamo avuto la fortuna di lavorare. Con lui ho cercato di applicare il tocco di colore corrispondente allo stato d’animo esistente di ogni singola parte.

Words by: Achille Mauri
Photos by: Silvano Zeiter

Da lì abbiamo iniziato a vedere il potenziale l’uno dell’altro, per me, non è solo uno snowboarder, ma una persona che pensa in modo creativo e che usa uno snowboard per esprimere se stesso.

Nel video c’è un livello altissimo di sound design, mi spieghi il coinvolgimento di queste figure professionali in un video di snowboard?

In realtà c’è solo sound design nella prima parte/intro e in un paio di altre parti nel resto del film. Sono contento che sia così, grazie all’aiuto professionale del JingleJungle Studio di Zurigo.

Ho amato molto la ricerca dell’essenza dello snowboard nel film, senza ricercare e ostentare il trick estremo.

Con i trick estremi puoi solo catturare una sensazione che da lo snowboard, che è pura adrenalina. Abbiamo cercato di coprire quella sensazione in un segmento del film, ma c’è altro nello snowboard, molto altro.

Nel video ci sono parti in cui esalti lo snowboard come sport di squadra ed altre come sport individuale. Parlami di questa scelta e questo differente punto di vista.

Fondamentalmente l’intero film è nato per mostrare i diversi aspetti dello snowboard. Uno di questi, come descrivi, può essere la giornata di divertimento in montagna con i tuoi migliori amici, solo per condividere la gioia e non preoccuparsi delle prestazioni. Ma ci sono anche altri momenti in cui ti piace raidare per te stesso, goderti il flusso, o in una prospettiva più orientata ai trick, sfidare te stesso.

Dove cerchi ispirazione?

Parlando dell’ispirazione per il lavoro, proviene principalmente da ciò che sperimento e da ciò che circonda le persone e le storie. In questo specifico progetto, la mia ispirazione è stata data sicuramente da Christian e dal mio interesse per lo snowboard che ho avuto per tutta la vita. Riguardo lo stile invece, subisco l’influenza delle cose contemporanee, come la fotografia, le idee, i libri d’arte e cose dele genere.

Come mai il nome Soft?

Soft sono le iniziali di “sense of feeling things” ovvero “senso di sentire le cose”, che è il vero titolo del film. Ci è piaciuta l’idea di giocare con questo, dal momento che il “senso di sentire le cose” si riferisce tanto all’intera idea che il film dovrebbe esprimere. D’altro canto, il “senso di sentire le cose” è troppo lungo per essere ricordato davvero, e soft come un’abbreviazione rappresenta lo stesso tipo di umore e sensazione.

Volevi comunicare qualcosa con questo video o ricercavi solamente l’essenza dell’estetica?

Volevamo mostrare la varietà di sentimenti e aspetti che lo snowboard può dare – ogni segmento rappresenta un certo aspetto. L’estetica è il modo giusto per portarli il più vicino possibile allo spettatore.

Quanto ha aiutato avere come filmer per l’action rider come Stephan Maurer?

Vale sicuramente molto per avere le persone migliori che lavorano con te: Stephan è un talento unico in questo senso. Penso che sia stata un’influenza notevole in “Glue”, “Soft” non è più tanto orientato al follow-cam, ma comunque, nel momento giusto, abbiamo portato a casa dei grandi shots insieme che aggiungono quel tocco in più.

Avete altri progetti in mente per questo inverno?

Ad essere onesti, non penso davvero che farò un altro progetto che coinvolge lo snowboard troppo presto. Ma vedremo cosa porterà il futuro!

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