WEB EXCLUSIVE: PJ GUSTAFSSON INTERVIEW

Ciao PJ, dove sei e cosa stai facendo in questo momento?
Ciao a tutti, sono nel mio appartamento a Kumla, in Svezia, ad ascoltare i Darkthrone e sti lavorando ad alcune grafiche per la mia company Kaleidoscope Skateboard Co. C’è un caldo terribile fuori che pare di essere in una sauna Finlandese, quindi sono in mutante e canottiera e sogno la birra gelata.

Cosa pensi dello snowboard nel 2018? Credi che il riscaldamento globale e la crisi che ha affrontato negli ultimi anni lo abbia riavvicinato alle proprie radici?

Lo snowboarding sarà sempre quello che tu vuoi che sia. La mia personale idea è che una parte del business è seriamente compromesso, così come tutto il sistema ”WC/Olympics/X-Games/Dew Tour o come vuoi chiamare tutto quello che è contest. Ma sta a noi singoli dare la direzione che allo snowboarding che a noi pare giusta. Se non ti piace che il tuo snowboarding non sia qualcosa che possa andare sotto alla definizione di action sport, allora fallo solo per te stesso. Non fare snowboard per produrre clip da postare su instagram per qualche like in più. Non fare snowboard per vincere ed essere notato. Fai snowboard perchè semplicemente ami farlo e per te stesso.
Se non ti piace il lato corporate dello snowboard, semplicemente non comperare corporate brands nei corporate shops. Non comperare i loro prodotti e non usarli, non andare ai loro eventi: è veramente semplice. Fai le scelte secondo la tua coscienza senza seguire i trend.
Più grande diventa la parte “corporate”, più saranno anche quelli che decideranno di non appoggiarla e riporteranno lo snowboard alle sue radici.
E’ sempre un discorso di prospettiva personale. Non credo che lo snowboard abbia attraversato una crisi tanto per il riscaldamento globale, quanto per i milioni di riders che hanno appoggiato le corporate, le quali hanno violentato ed abbandonato lo snowboard quando non era più il suo momento. E’ solo colpa nostra se lo snowboarding si era ridotto così, non ha senso incolpare il riscaldamento globale.

Words by: Matteo Rossato
Photos by: Louise Eberhardt, Takafumi Okawa, Akira Onozuka, AxGxO, Yuya 7-11, Tomofumi Ishikawa

Non fare snowboard per produrre clip da postare su instagram per qualche like in più. Non fare snowboard per vincere ed essere notato. Fai snowboard perchè semplicemente ami farlo e per te stesso.

Descrivi la tua tipica giornata Invernale. 

Durante l’inverno di solito vivo nel mio chalet a Sälen, in Svezia e faccio snowboad più che posso. Solitamente 4-5 volte a settimana. A volte di più, a volte meno, dipende quanto il lavoro con la mia skateboard company mi porta via. Una giornata tipica si svolge così: Sveglia alle 07:00-07:30. Faccio colazione, controllo le e-mail e lavoro per un paio d’ore. Poi all’ora di pranzo soltamente vado a fare snowboard. Giro un paio d’ore poi torno a casa e preparo la cena. Mangio e passo del tempo con la mia famiglia. Metto a letto i bambini circa alle 7-8 pm, mi rilasso con la mia compagna e poi vado a letto.

I tuoi figli fanno snowboard? Cosa pensano del loro Rad Dad? 

Sia mio figlio Dylan(8 anni) chee mia figlia Holly(5 anni) fanno snowboard e lo adorano! Specialmente Dylan, ma non voglio spingerli troppo. Sono semplicemente felice che possiamo andare a surfare tutti assieme. Tutti facciamo snowboard eccetto mio figlio minore che ha solo un anno e mezzo. Di solito lo carico nello zaino quando andiamo a surfare tutti assieme.

I miei figli sono così piccoli che pensano ancora io sia il papà più radicale di sempre. Ma credo anche cambieranno idea in un paio di anni da oggi ah ah ah. Spero solo mi continueranno ad amare come io amo loro.

I miei figli sono così piccoli che pensano ancora io sia il papà più radicale di sempre. Ma credo anche cambieranno idea in un paio di anni da oggi ah ah ah. Spero solo mi continueranno ad amare come io amo loro.

Anni fa tu hai strappato un ottimo contratto con un brand famoso e poi sei andato a bussare dritto da Death Label snowboards per chiedere la sponsorizzazione. Com’è andata? Cioè qual’è stato il processo mentale che ti ha portato a realizzare che quella era la scelta giusta per te?

Sono stato sponsorizzato da DC snowboards Europe sin da quando hanno cominciato a fare boots ed outerwear, per poi passare a fare anche tavole. Mi piaceva la direzione del brand e mi piacevano anche i prodotti, poi hanno cominciato a cambiare strada e sia la direzione che il nuovo team manager non erano sulla mia frequenza.

Così quando alla fine del 2007 stavo per firmare un nuovo contratto, ho deciso di lasciare spiegando loro le ragioni del mio gesto.

Ho semplicemente tagliato con DC ed ammetto che ciò mi ha provocato non poca ansia, anche perchè mi vestivano e mi fornivano l’attrezzatura oltre ad aiutarmi a pagare l’affitto.  Ma è stato d’altro canto anche un sollievo perchè anzichè scendere a compromessi continuamente ho potuto far vedere quello che veramente ero: con loro il contratto era full kit ed io non ero molto da colori neon e baggy.

Volevo veramente girare per una company che avesse un’immagine ed una visione dello snowboard simile alla mia, che in pratica vede nello snowboard non uno sport ma una vera e propria filosofia di vita, la cui essenza non può essere comperata. Verso fine marzo, inizi aprile 2008 ho trovato il sito di Death Label tramite un amico Svedese ex ride Allian che me lo ha segnalato.

Già solo il nome Death Label mi aveva fatto gola da solo, poi quando ho visto le grafiche e la filosofia generale della company, i giochi erano fatti.  Ai tempi avevano pure un design che diceva “Don’t Do It!” e dal momento che sono un vecchio snowboard e skater che odia come la corporates hanno letteralmente comperato lo snowboard e lo skateboard, mi sono convinto che era la company giusta.

Ho scritto una e-mail a Taka (Death Label boss/owner) e gli ho raccontato la mia storia e come ero arrivato a decidere per Death Label, spiegandogli che avrei potuto essere il loro primo rider non Giapponese. Giusto due settimane dopo aver scritto la e-mail, mi sono visto recapitare un pacco con 5 tavole Death Label della stagione 2008-2009 davanti alla porta.

Sin da quel giorno non ho mai rimpianto di aver lasciato il mio sponsor per Death Label. Come brand mi calza come un guanto e non è solo il mio sponsor, ma la mia famiglia! Ora è Death Label ’til I die!

Perchè – secondo il tuo parere – lo snowboarding si sta ispirando agli anni 90? Anche la stessa Death Label ha realizzato un design per la Death Series 2019 con un logo di chiara ispirazione pre-2000..

Tutto torna quando si parla di trend. Non solo lo snowboard sta guardando con nostalgia agli anni 90s e va così. Credo che tutto sia ciclico perchè ormai è stato tutto già fatto. E’ difficile venire fuori con qualcosa di nuovo e mai provato, molto più semplice rifarsi a qualcosa che già in passato ha avuto successo.

In alcuni casi capita anche che una company voglia rendere omaggio ad una determinata era, rider grafica, ma credo che nella magior parte dei casi si tratti ti mancanza di nuove idee. Niente di nuovo sotto il sole, lo sai. Lo snowboarding è abbastanza giovani quindi gli anni 90 sono il passato più remoto da cui prendere spunto.

Qual’è sta l’era migliore per lo snowboarding? O pensi che il meglio debba ancora venire?

Probabilmente i primi anni 90 se lo chiedi a me ah ah ah…

Chi ti ha ispirato? Non necessariamente uno snowboarder…e perchè.

Sono sempre stato influenzato dallo skateboarding e dal punk rock: lo skateboarding degli anni 80 fino ai primi anni 90 quando lo stile era tutto. Ho tratto ispirazione da snowboarders come Johan Olofsson, Jamie Lynn e Noah Salasnek. Avere stile ed essere unico è tutto in mia opinione. Tanti, troppi snowboarders al giorno d’oggi vestono tutti uguali e fanno tutti gli stessi trick. Per confondersi con la massa. ”Stock style” e ”circus tricks”…è così schifosamente noioso. Guarderei piuttosto Jamie Lynn fare un method in loop che guardare qualche ”stock style” rider fare tricks assurdi come usa fare ora.

La tua posizione sui social media? Stanno distruggendo la scena dello snowboard o sono il mezzo più democratico di espressione?

Li odio! Lo snowboarding non dovrebbe misurarsi in like e visualizzazioni su instagram. Alcuni ragazzini manco girano se non c’è qualcuno che li filma con il telefono per metterlo su instagram. E’ pazzesco. Ed anche lì c’è troppa falsità. La gente compera i like, le visualizzazioni ed i follower per sentirsi una celebrità. Pare che tutto questo ora sia più importante del riding stesso. Fare snowboarding per diventare una star di Instagram Hahaha…che stronzata! Nessuno legge più…C’erano un sacco di ottimi snowboard magazine ed altrettanti siti, ora si sono decimati, questo perchè i kids sono troppo indaffarati su instagram.

Cosa riserva il futuro per PJ Gustafsson? E per lo snowboarding in generale?

Per il momento penso a godermi una grande estate con la mia famiglia ed i miei amici. Un pò di ferie, un sacco di birre e di drinks sotto al sole e fare un pò di sano skateboarding con i miei bambini. lo Snowboarding e lo skateboarding ci saranno per sempre. Ed io non smetterò fino a quando non ne sarò costretto. Shred Til I’m Dead!

“Snowboarding shouldn’t be about getting likes and views on instagram. Some kids won’t even ride unless someone can come along and film them so they can post it on instagram. Its crazy.”

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