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Burton One World

By Matteo Rossato

With Burton

Photo Blotto

Dopo otto anni di silenzio, Burton torna con un nuovo film. Voluto da Jake Burton, è stato lui stesso a chiedere a Zack Nigro di “farlo corto ma che spacchi”.

Sicuramente One World spacca di brutto, grazie a una produzione di alto livello, a una selezione musicale, di spot e una lista dei rider di prim’ordine, non siamo sicuri solo sull’essere corto! Ma comunque, è il capolavoro che ci aspettavamo dal brand che dato vita alla rivoluzione dello snowboard. Abbiamo raggiunto Alex Adrian, co-regista del film, per sapere come sono stati in grado di realizzare un progetto del genere nei tempi difficili che stiamo vivendo.

 

Ciao Alex, per prima cosa, come mai il nome One World?

Bella domanda. Il nome e l’idea dell’intero film sono venuti da Zach Nigro. Durante la presentazione del film, ha raccontato una storia di quando raidava in Giappone: era notte fonda, il resort era quasi vuoto e la neve era fantastica. L’unica altra persona in seggiovia con lui era un ragazzo giapponese, e dopo poco tempo hanno iniziato a parlare anche se entrambi non conoscevano la lingua dell’altro, ma erano comunque super entusiasti di condividere insieme l’esperienza di una notte perfetta di neve fresca. Praticamente tutti hanno storie di snowboard condivise con persone che la pensano allo stesso modo e vedono questo “One World” come un unico mondo di snowboard in cui stare assieme. Il nome funzionava quindi alla fine abbiamo deciso che era quello giusto per il film che stavamo girando.

Sappiamo che hai un decennio di esperienza in Burton, potresti raccontarci la tua storia, i ruoli che hai ricoperto e come sei finito a co-dirigere One World?

Sono cresciuto praticando skate, snowboard e surf, che sono stati sempre state al centro del mio mondo. Ho studiato economia al college, ma non era quello che faceva per me. Quando mi sono laureato avevo la possibilità di scegliere un lavoro nell’investment banking o trasferirmi in Nuova Zelanda con alcuni amici per fare surf. È stata una decisione facile quindi per alcuni anni mi sono dedicato solo al surf e allo snowboard. Alla fine, tramite alcuni amici, ho iniziato a lavorare freelance per Burton che in seguito si è trasformato in un lavoro a tempo pieno nel marketing.

Dopo alcuni ruoli diversi nel marketing, ho iniziato a concentrarmi sempre di più sulla creatività e sui video e sono diventato Senior Media Creative di Burton. Sono sempre stato interessato di regia e montaggio video e mi piace fare storytelling attraverso questo mezzo. Lavorare in Burton mi ha dato la possibilità di dedicarmi a molti progetti interessanti, da programmi televisivi e spot pubblicitari, a serie web, trasmissioni dal vivo e ora un lungometraggio sullo snowboard.

Venendo a One World, durante l’estate del 2019, Zach Nigro, che è un buon amico e collega, mi ha contattato per un progetto su cui stava lavorando con Lance Violette, un nuovo film di Burton. Mi ha chiesto se volevo dirigerlo e ho ovviamente risposto di sì. Era un progetto da sogno e sono davvero onorato che me l’abbia chiesto e che ho avuto la possibilità di farlo.

 

Cosa pensi che le parole dette da Jake (Burton) a Zach riguardo al nuovo film  significassero? “Fallo corto ma che spacchi”?

Jake amava divertirsi. Amava lo snowboard così come andare alle anteprime dei film di snowboard. La durata di un film può avere un grande impatto sul tempo trascorso a una premiere. Fondamentalmente, vuoi che il film sia abbastanza lungo da sembrare che ci sia della sostanza, ma non così a lungo da diventare noioso. Se alla fine la gente dice che l’avrebbe voluto più lungo, è una vittoria, ed è quello che Jake voleva che facessimo.

Ti sei sentito sotto pressione visto che era il primo nuovo film di Burton dopo un po’?

Sicuramente. Non realizzavamo un film da otto anni ed essendo Burton il brand più grande del mondo snowboard, le aspettative erano ovviamente molto alte. Sapevo che i nostri team rider sono tra i migliori al mondo, così come la nostra crew video, quindi se non fossimo riusciti a fare un grande film la colpa sarebbe ricaduta su me e Lance (il co-regista).

 

Potremmo dire che One World sia un tributo a Jake fatto dai suoi ambassador?

Sì certamente. Penso inoltre che One World sia un tributo anche allo snowboard e ai bei momenti che ci regala. È stato Jake ha donarci questo sport, e cosa c’è di meglio che poterlo onorare mostrando lo snowboard nel miglior modo possibile.

 

Qual era l’obiettivo finale del film? A parte quello appena accennato.

L’obiettivo era solo realizzare un film che ispirasse le persone e facesse venire loro voglia di fare snowboard. E credo che abbia raggiunto lo scopo.

 

In che modo il lockdown ha sconvolto i vostri piani?

Quando il Covid è arrivato, la produzione era in pieno svolgimento. Avevamo team dappertutto e molti viaggi programmati. Avrei dovuto volare in Austria il giorno in cui hanno annunciato il lockdoown, e ricordo di aver chiesto a Hasi (Burton Europe TM) se dovessi ancora muovermi ma lui mi ha risposto: assolutamente no! È stato difficile da accettare, ma è stata la scelta giusta. Poi praticamente tutto si è fermato, il nostro ultimo team è stato in Alaska fino alla seconda metà di marzo e anche loro sono poi tornati a casa. È stato surreale, ma tutti nel mondo erano nella stessa situazione.

Oltre a perdere i mesi migliori per le riprese, il Covid ha reso il nostro processo di post produzione e montaggio molto più difficile. Mi piace essere molto pratico mentre lavoro con gli editor, mi siedo con loro e insieme guardiamo e parliamo di come sta venendo il video in tempo reale. Ovviamente il Covid lo ha reso impossibile. Il nostro team di montaggio, Justin Taylor e Dylan Parr, erano in Montana e io nel Vermont, e sono stato in grado di andare lì solo una volta per pochi giorni. Abbiamo dovuto tutti modificare le nostre routine e abbiamo trascorso molto tempo a condividere schermi su Zoom per ultimare il lavoro.

“L’obiettivo era solo realizzare un film che ispirasse le persone e facesse venire loro voglia di fare snowboard. E credo che abbia raggiunto lo scopo.”

Chi ha fatto parte della produzione oltre a te e Zach?

Per questo film siamo riusciti a mettere insieme un team incredibile. Zach Nigro e Ian Warda di Burton sono stati i produttori esecutivi, Homestead Creative (Aaron Blatt e Ryan Runke) l’ha prodotto insieme a Vanessa Violette, io l’ho co-diretto con Lance Violette, infine Justin Taylor ha lavorato al montaggio. I team manager sono stati Pat Dodge, Martin Haslwanter, Karen Yankowski Dunavin, e Alex Andrews. La nostra film crew era composta da Justin Eeles, Aaron Leyland, Malachi Gerard, Sean Aaron, Gabe Langlois, Joe Carlino, Rafe Robinson e io stesso. 

 

Scegli tre momenti salienti dei viaggi: tre situazioni insolite, impreviste o folli…

St. John’s: Ethan, Neils, Maria e Max erano a St. John’s in Canada con Malachi, Blotto, Joe e Alex Andrews per uno street trip quando un’enorme tempesta è arrivata e ha praticamente isolato la città al punto che addirittura il cibo e la benzina venivano razionati e si doveva andare in giro a tirare fuori la gente dalle loro case. In quel periodo io ero alle Hawaii e ogni giorno ricevevo le chiamate e i messaggi più assurdi su quello che stava succedendo lì. Era stranissimo sentir parlare di banchi di neve alti 3 metri mentre surfavo in costume da bagno, non ho potuto fare a meno di sentirmi un po’ in colpa!

Niels Spots: sono volato in Minnesota per raggiungere Ethan, Niels, Maria e Luke (con anche Joe Carlino e Blotto). Sono arrivato la sera e mi sono incontrato con la crew per cena. Dopo cena mi hanno detto che eravamo vicini ad uno spot dove Niels avrebbe voluto girare qualche trick la mattina successiva e che volevano parcheggiare un’auto in modo che nessuno ci occupasse il posto il giorno dopo. Quindi ci siamo andati ma veramente non capivo come Niels potesse anche solo pensare di raidare lì. Voleva lanciarsi da un edificio? Saltare giù dal muro? Non capivo, così gli ho chiesto e lui mi ha indicato una piccola sporgenza in mezzo a delle rocce, la mia mente è letteralmente esplosa. Difficile spiegare quanto fosse folle e insolito come spot, ma Niels è cosį e questo lo rende eccezionale. La mattina successiva l’ha chiuso perfettamente dopo pochi tentativi.

Night Pipe: molte cose stavano andando storte, stavamo tentando di girare questo shot con un budget molto inferiore a quello di cui avevamo bisogno e avevamo solo una notte per portarlo a termine. Abbiamo avuto problemi di alimentazione elettrica e ci siamo ritrovati a girare durante una bufera di neve. Le condizioni era tutt’altro che ideali ma nonostante lo stress accumulato alla fine è venuto fuori un bel lavoro.

Scegli tre rider che ti hanno lasciato senza parole durante le riprese di One World. Cosa ti ha sorpreso di ognuno di loro?

È piuttosto difficile sceglierne solo tre, onestamente hanno tutti spaccato nel film.

Maria Thomsen: la prima volta che ho filmato con lei è stato durante il viaggio in Minnesota e sono rimasto veramente stupito del suo riding e delle sue abilità. È una vera forza e il footage parla da sé.

Luke Winkleman: conosco Luke fin da quando era un ragazzino, e ho sempre saputo che fosse un fortissimo snowboarder ma vederlo in strada è stato unico. Quello in Minnesota è stato il suo primo street trip e ha portato in strada lo stesso stile che ha sulle piste. Molto bello da vedere.

Anna Gasser: Anna è una perfezionista, vuole sempre vedere subito i suoi shot ed è la più severa critica di sé stessa. Passare alcuni giorni con lei e vederla migliorare costantemente è stato davvero fantastico. Le sue parti sono molto belle ma sono certo che avrebbe voluto dare ancora di più. Penso che tra qualche anno sarà una vera forza del backcountry.

 

Ultima ma difficile domanda: la morte di Jake ha lasciato un vuoto incolmabile non solo nella sua azienda, ma in tutto il mondo dello snowboard. In che modo quello che ci ha lasciato onorerà la memoria di Jake d’ora in poi?

Penso che la cosa migliore che possiamo fare per onorare Jake sia assicurarci che lo snowboard sia sempre il più inclusivo e aperto possibile in modo da continuare a condividere questo unico mondo che abbiamo. Dopo che Donna ha visto il film per la prima volta, ha detto che Jake l’avrebbe adorato, e questo ha significato tantissimo per tutti quelli che hanno lavorato a questo progetto.

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