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Intervista con Peter Bauer: il fondatore di Amplid

With Amplid

Ad un certo punto quella stessa idea di snowboard non è più sufficiente, non basta metterla in pratica sui pendii innevati ma deve prendere una forma diversa, uno shape, diventando un concetto che si può solo esprimere attraverso la nascita di uno snowboard brand. Abbiamo intervistato alcuni dei più forti pro degli ultimi anni che hanno avuto il coraggio di sviluppare la propria idea di snowboard in un loro brand, andando spesso contro qualsiasi logica che il mercato impone.

In quale momento della tua vita hai deciso di creare il tuo brand di snowboard?

Ho lavorato da Burton per 16 anni e ho attraversato l’intera transizione passando da rider del team fino ad essere fortemente coinvolto nel settore ricerca e sviluppo. In realtà è stato uno dei proprietari di fabbrica che produceva per Burton all’epoca ad accendermi la scintilla nell’avviare il mio brand. Era il 2004. E ora eccoci qui con Amplid!

 

Quali valori volevi trasmettere attraverso il tuo brand?

Il mio obiettivo era progettare e produrre tavole con un certo carattere, non necessariamente modelli che si amano o si odiano, ma sicuramente non prodotti scontati. Tutto ciò a partire da un approccio progettuale diverso e tramite l’utilizzo di materiali alternativi.

 

Perché uno snowboarder dovrebbe acquistare una tavola Amplid?

Il nostro slogan è “Next level riding”. E ne abbiamo fatto la nostra principale mission. Vogliamo assicurare a tutti un feeling di riding che porti al livello successivo. Potrebbe sembrare una cosa scontata da dire, o solo marketing. Ma una volta salito su una delle nostre tavole, capirai.

 

Come prende vita nella tua testa il design di una tavola?

Prima di tutto sono ossessionato dall’idea di migliorare i prodotti già esistenti. Mi piace giocare con materiali diversi, che siano più leggeri o più reattivi, più ammortizzanti, più sostenibili. A volte ho un’idea della geometria, quindi mi metto al computer e creo un modello 3D. Poi lascio riposare l’idea per un po’. La riguardo uno o due giorni dopo, con una certa distanza critica, e riparto da lì. Il passo successivo è creare un prototipo. Può rivelarsi fallimentare o super figo. Ma questa è la parte divertente del processo di sviluppo. Si impara sempre qualcosa, anche se va a finire male.

Quali saranno le tendenze dell’industria dello snowboard nei prossimi anni?

Lo splitboard continuerà a crescere come naturale conseguenza della sovrappopolazione. Guarda il surf, le persone sono pronte a praticare sport in ambienti meno confortevoli perché essere soli sull’onda è molto più importante che farlo in shorts. L’equivalente nello snowboard è la ricerca della neve fresca. Ora le persone sono pronte a investire cinque ore di trekking per arrivare a pendii immacolati. Un altro sviluppo positivo è che la cultura dello snowboard ha legalizzato di nuovo il “carving”. 10 anni fa, tutto ruotava intorno ai trick in ambienti urbani. Oggi invece gli snowboarder ricercano curve ad alta velocità, sia in fresca o che in pista.

 

In futuro hai intenzione di continuare a seguire la tua filosofia o ti adatterai alle tendenze del mercato e al business?

Ovviamente in una certa misura dobbiamo rispettare le tendenze del mercato, semplicemente da una prospettiva di sopravvivenza. Il mercato non è facile, e ogni brand lotta per ottenere la propria quota. Molte “tendenze” in passato si sono rivelate mode di breve durata, ma credo che siamo ormai in grado di identificarle in anticipo e invece che seguirle semplicemente siamo ora capaci di iniziarle.

 

Cosa ne pensi dello “snowboard competitivo” in alternativa al freeride e all’esplorazione?

La competizione è utile, perché ha un input produttivo sullo sviluppo sia dell’attrezzatura che della tecnica di guida. Ci sono passato anche io, ma per l’atleta in gara a un certo punto diventa troppo importante, quindi il rischio di perdere lo spirito di vivere appieno la natura diventa piuttosto alto.

 

Il tuo snowboard preferito di tutti i tempi?

L’Amplid Surfari. Dagli 80 km/h su piste battute alle curve su neve fresca, sarà sempre l’arma perfetta.

 

Qualche progetto futuro speciale?

Qualcuno mi ha appena chiesto da quanti anni disegno tavole. Ho fatto i conti e sono ormai 35 anni che sono nel settore. Quindi ho pensato di farmi un bel regalo, una tavola speciale. È troppo presto per svelare ulteriori dettagli, ma rimanete sintonizzati!

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