Image Alt

Intervista con Valentino Guseli: dall’Australia ai Laax Open

Text Riccardo Zanirato

Laax Open’s Photo Ruggli Stadler

Mountain Mash’s Photo Roby Bragotto

 

Powered by Burton

Nel 2016 si posiziona al quinto posto nella Half Pipe Junion Jam dei Burton U.S. Open a Vail, in Colorado. Da subito, viene descritto: “letteralmente il futuro dello snowboard”, ed aveva solo 9 anni. Il dono di prevedere ciò che sarà è riservato a pochi, ma il talento non inganna e Valentino Guseli negli ultimi anni ha avuto modo di metterlo bene in chiaro.

Ciao Val, come stai? Com’è andata la tua prima World Cup a Laax?

Sto benissimo! È stato incredibile. Guardo questo evento da quando avevo 10 anni e ho sempre sognato di parteciparvi. Sono così entusiasta di aver partecipato al Laax Open e di aver fatto una ottima run e di essere riuscito a ripeterla anche in in semifinale.

 

Sei stato ispirato da qualche nuovo trick durante questo periodo in Austria?

Sì, mentre facevo alcuni double corks sui salti ho pensato se avrebbero funzionato anche in halfpipe. Dopo averci pensato a lungo, una volta arrivato su un halfpipe ho avuto abbastanza fiducia per provarli anche grazie al feeling che avevo interiorizzato dallo slopestyle.

 

Sei nato a Dalmeny, sulla costa Sud australiana, come ti sei appassionato di snowboard?

Ora vivo a Dalmeny, ma in realtà sono nato a Canberra e ho vissuto lì per 10 anni. I miei genitori mi portavano sulla neve da quando ero molto piccolo, forse 3 anni, e mi sono innamorato dello snowboard. Mio padre ha avuto una grande influenza sul mio amore per questo sport.

 

Hai soli 15 anni, ma stai già viaggiando molto per gare ed allenamenti. Resti sempre un local di Perisher Park? O hai trovato un tuo resort preferito in giro per il mondo?

Sarò sempre un local del Perisher Park, ma ho sicuramente trovato altri resort in giro per il mondo dove mi piace molto andare! Da Mt. Snow nel Vermont a Laax in Svizzera, ci sono molti park in cui mi sono divertito negli anni. È sempre divertente viaggiare ed esplorare una montagna e avere l’occasione di sperimentare un nuovo park e vedere cosa c’è realmente là fuori.

Qualche anno fa, ti abbiamo visto anche sulla neve dell’Ursus Park di Madonna di Campiglio al Burton Mountain Mash, com’è stato girare in Italia?

Stare lontano da casa e dagli amici è sicuramente un sacrificio. Trovo il tempo ogni giorno per parlare con tutti i miei conoscenti e la mia famiglia che purtroppo rimane a casa. Può essere difficile con il fuso orario, ma in qualche modo trovo una soluzione sempre. Non mi sembra che sia terribilmente diverso da quello che altre persone stanno facendo durante questa pandemia per parlare e stare con i propri cari digitalmente.

 

Tua mamma è una professoressa e ti aiuta con lo studio quando sei lontano da casa, ma come vivi la lontananza dalla tua scuola e dai tuoi amici?

Essere lontano dalla mia famiglia è il più grande sacrificio che sento di fare in questo momento. Parlo con la mia famiglia ogni giorno, ma non è proprio la stessa cosa che stare con loro veramente, ricevere una pacca sulla schiena, un abbraccio della buonanotte, o solo quelle piccole interazioni che dai per scontate quando sei con la tua famiglia.

 

Tuo nonno ti ha costruito un big air bag per allenarti, com’è nata l’idea? Ti ci alleni ancora?

I miei nonni sentivano la mia mancanza quando andavo via, così hanno deciso di costruire qualcosa su cui potessi fare snowboard a casa, così non dovevo viaggiare tanto e potevo passare più tempo con loro. Quando sono a casa lo uso sempre, è super divertente e un ottimo strumento di allenamento. Mi sento davvero fortunato che i miei nonni abbiano voluto essere coinvolti in questo modo. Posso passare più tempo con loro mentre faccio quello che amo.

“I miei nonni sentivano la mia mancanza quando andavo via, così hanno deciso di costruire qualcosa su cui potessi fare snowboard a casa, così non dovevo viaggiare tanto e potevo passare più tempo con loro.”

Com’è iniziata la tua dedizione per l’half pipe?

Perisher ha sempre avuto un pipe, almeno da quando ho ricordi, quindi ho iniziato a raidare quello quando ero molto giovane. Quando sono andato in America, l’obiettivo del mio raiding era quello di non avere un focus e provare tutto. Gareggiavo in slalom, slalom gigante e bx ed è stata quella base che mi ha permesso di andare sul pipe sin quando ero piccolo. Quando sono diventato più grande sono stato in grado di iniziare ad andare più in grande e per mr è proprio questo è ciò che è il pipe. Andare alla grande con tutti i tuoi trick.

 

Com’è il tuo setup? Com’è la tavola Burton che hai usato per i Laax Open?

Uso una Burton Custom x 158 Camber con attacchi Genesis e Ion Boots, amo questo setup perché mi permette di andare veloce, ma con controllo. Mi permette anche di fare curve veloci e taglienti quando ne ho bisogno. Tutto sommato, sento che questa è la migliore configurazione per il mio modo di andare in snow.

 

Tra due anni ci saranno le Olimpiadi invernali, lo vedi come un sogno o un progetto?

Lo vedo come un sogno. Quale bambino guarda le Olimpiadi e non ha il sogno di gareggiare? Mi sento fortunato ad essere in grado di perseguire il mio sogno con un sacco di amore e sostegno da parte della mia famiglia e degli amici, sia quelli a casa che quelli con cui viaggio e naturalmente i miei sponsor.

Share this Feature