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Vlad Khadarin: stile solido ed energia da vendere.

Text Riccardo Zanirato

Video Dave di Ianni

Photo Dasha Nosova

 

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Nel 2017 a Mosca, in coppa del mondo Big Air, ha voluto sottolineare che il suo fisico è più resistente dei suoi attacchi. Se ve lo siete persi, guardatevi il video. Il giovane atleta Russo continua a macinare trick e non sembra mollare nessuna presa. In questo breve inizio di stagione lo abbiamo già visto decollare dai kicker di Stubai, ma il suo talento e la sua voglia di migliorarsi non possono che farci ben sperare per la stagione che sta arrivando.

Nato in Russia, cresciuto sulla neve di Campiglio, raccontaci chi sei!

Mi chiamo Vlad Khadarin, ho 22 anni, sono nato e cresciuto a Novosibirsk in Siberia (Russia). Nel 2012, quando avevo 14 anni, con tutta la famiglia ci siamo trasferiti qui in Italia a Como.

Lo snowboard era già il mio hobby preferito che praticavo nel tempo libero in Russia, nei dintorni di Novosibirsk, e qui in Italia ho continuato fino a partecipare ad una gara regionale di slopestyle all’Abetone. Sono sceso fin lì accompagnato da mio Zio Sergei, io e lui da soli,  e ho vinto, non parlavo ancora italiano, era tutto un mondo nuovo. A quella gara ho conosciuto Davide “Bubu” Cecconi ed il week end successivo ero a Madonna di Campiglio da lui. 

Lì ho capito che volevo allenarmi con lui più seriamente e fare snowboard al 100%. Così, mentre facevo le medie a Como, cercavo di salire a fare snowboard ogni weekend da Bubu a Madonna di Campiglio. Più il tempo passava e più lo snowboard diventava il mio unico pensiero.. fino a quando sono cominciate le superiori e, sotto la tutela di Davide che mi ha preso “in affidamento”, i miei genitori mi hanno dato il permesso di trasferirmi a Campiglio. Mattina a scuola e pomeriggio sulle piste. Per certi versi un sogno ma all’inizio non è stato facile vivere da solo, ma con il tempo mi sono abituato – lo snowboard mi ha dato la forza per “tenere duro”. 

Proseguendo la mia strada, sempre con Bubu al mio fianco, il mio livello di riding è migliorato sempre più velocemente. Nel 2015 sono entrato nella squadra nazionale Russa – nazionale della quale faccio tutt’ora parte. In quel momento – con quel titolo “ufficiale” di atleta della nazionale per la prima volta ho capito chiaramente che mi si stava aprendo la possibilità di fare quello che amavo a tempo pieno e portare la mia passione ad un livello successivo. 

Negli ultimi 5 anni lo snowboard mi ha dato tanto: dalla mia vittoria al World Rookie Tour, a quelle in coppa del mondo, alla partecipazione alle Olimpiadi del 2018… ma anche e sopratutto possibilità di conoscere nuove persone, scoprire nuovi posti e vivere nuove esperienze!

Oggi sto continuando a perseguire la mia strada di rider, cercando di diventare un professionista a tutti gli effetti con la determinazione ed il sorriso. 

 

Sono passati già cinque anni dalla tua prima vittoria al World Rookie Tour, ti senti un rider diverso? 

Decisamente si! E’ incredibile come si è trasformato il mio stile di riding in 5 anni.

Quando sei giovane hai un approccio diverso. Da piccolo non fai altro che divertirti, per te pensano la famiglia ed il coach, ma da grande le responsabilità ricadono via via più su di  te e ci sono molte più questioni da considerare. Progetti, spese, trasferte, calendario da seguire… rapporti con gli sponsor ed i media… 

La differenza maggiore rimane comunque la testa, e in questi ultimi 5 anni la mia è cambiata molto! Da piccolo ero un vero testardo – molto istintivo -, fortunatamente vivendo diverse esperienze e realtà sono diventato più tranquillo e riflessivo. E questa mia “evoluzione” mi ha aiutato e mi aiuta tuttora anche durante le competizioni.

Oltre alla “testa” c’è anche il “corpo” che segue una sua evoluzione: con il tempo cominci ad accorgerti dei piccoli particolari, a conoscerti e passando centinaia di ore sulla tavola il tuo corpo sviluppa movimenti propri, automatismi – i movimenti si affinano ed il rapporto tra testa e corpo diventa sempre più stretto, veloce e preciso.

Trasformare un pensiero in movimento diventa prima possibile, poi “facile”. 

 

Il tuo stile è frutto di talento innato o duro allenamento quotidiano?

Probabilmente un mix. Mi alleno quotidianamente e sono molto focalizzato sui miei obiettivi, sulla tecnica e la parte atletica e sportiva. – ma anche sullo stile! 

Ho sempre ammirato e “studiato” come giravano e girano tutt’ora i miei riders preferiti: Halldor, Stale, Torstein, Sage…. Ognuno di loro è completamente diverso dall’altro, tutti hanno un loro signature trick, un loro stile definito. Ho cercato, specialmente nei primi anni, di integrare dei piccoli frammenti “rubati” con lo sguardo nel mio stile, combinando a modo mio dei dettagli, interpretando – creando così qualcosa di mio: lo stile che ora sento sempre più mio e definito. ….credo di essere un rider co del talento che si allena e lavora al suo stile quotidianamente!

La Freestyle Academy è come una grande famiglia per te, quanto pensi sia importante il ruolo di un allenatore nella crescita di un pro-rider?

Puoi dirlo forte! Senza Freestyle Academy e Bubu non sarei quello che sono. Dal punto di vista di rider ma anche di persona. Mi ha sempre aiutato avere una persona al mio fianco, qualcuno su cui posso contare davvero, qualcuno di cui mi fido e ascolto per per ogni tipo di consiglio. Qualcuno che mi conosce bene, ma bene veramente. 

Da fuori  si vedono sempre e solo i momenti belli e positivi ma pochi sanno cosa c’è voluto per arrivare ai risultati – allenamenti, fallimenti, rinascite, decisioni anche difficili. 

Nel mio caso sono super contento di condividere il percorso con Davide! Insieme riusciamo a fare ogni volta qualcosa di straordinario.

 

Il tuo front side 1800 nose grab ha fatto la storia, riusciresti a descriverci questo trick?

Sono emozioni indescrivibili! Perchè il trick non contiene solo 5 giri. Comprende la strada percorsa per arrivare al traguardo, comprende la consapevolezza del fatto che nessuno aveva mai fatto quel trick prima e quindi non hai un esempio di riferimento da analizzare, ma soprattutto comprende il rischio che corri in quel instante. Non c’è tempo per pensare, lo fai e basta. Cosi quando lo chiudi, in quel preciso momento in cui la tavola tocca dritta e perfetta la neve e nel millisecondo in cui ti rendi conto che ce l’hai , che lo hai “chiuso” ti esplode addosso una scarica di emozioni indimenticabili!

Nei momenti successivi ripensi al passato, fai fatica a crederci nel presente e non ti immagini il futuro. – ed è tutta una spinta per andare avanti e spingerti oltre. 

 

Com’è il tuo setup? Come ti trovi? Riesci a farci una piccola recensione magari della tavola?

Nella maggior parte dei casi uso una Nitro Beast 155, con attacchi Team Pro (uno bianco ed uno nero perché mi gasa esteticamente) e boots Capital TLS. È un setup perfetto per girare in park. 

La Beast è rigida e reattiva – aiuta molto a sostenere le compressioni sui salti grossi. La soletta è estremamente veloce anche nelle situazioni meteo più difficili ed è molto importante avere la giusta “speed” nei salti molto tecnici o ampi. Precisa in atterraggio ha un ottimo pop nello stacco…. E da non tralasciare anche la grafica – quella di questa stagione è una vera bomba! Mi è sempre piaciuto che il disegno lasci spazio per libere interpretazioni della propria immaginazione. 

Gli attacchi Team Pro sono semplici, precisi e rigidi il giusto. I boots Capital sono il miglior posto dove io abbia mai messo i miei piedi facendo snowboard! 

“Nella maggior parte dei casi uso una Nitro Beast 155, con attacchi Team Pro (uno bianco ed uno nero perché mi gasa esteticamente) e boots Capital TLS. È un setup perfetto per girare in park.” 

Sembri super tranquillo a vederti girare anche nelle strutture più grosse, esiste qualcosa che ti spaventa?

Da fuori forse sembro forse tranquillo ma dentro combattono i demoni, ahahaha!!!!

La paura nello snowboard ad alto livello con il tempo diventa una sorta di amica che bisogna tenere a bada. Quando stai imparando qualcosa di nuovo, esci per forza dalla tua comfort zone…. Ma ti alleni , anche mentalmente, a farlo.

Se parliamo fuori dallo snowboarding, una cosa che mi spaventa davvero tanto è rimanere sott’acqua surfando: quei muri d’acqua che ti possono crollare addosso in qualsiasi momento sono terrificanti !!!

 

Qual è la cosa” più italiana che ti sei portato in nazionale Russa? 

Dividere il dovere e il piacere! I miei connazionali tendono ad andare sempre full gas, spesso e volentieri in qualsiasi ambito – spingere a basta al 100%. Ma questo purtroppo porta a tralasciare la bellezza e la poesia di quello che è lo snowboard e la fortuna che abbiamo di poterlo viver e appieno. Lo snowboard non è solo spin to win, lo snowboard è anche due semplice curve in pista, e anch’io c’ho messo un pò a capirlo 😉 

 

Credi ci sia ancora spazio per aggiungere un’altra rotazione al tuo 1800? O hai altri progetti per il futuro?

Dopo averlo fatto a Stubai a metà novembre, sento che forse ora è fattibile fare qualcosa di più.. quindi si, credo che ci sia “spazio”… Ma ci sono ancora tante altre cose interessanti da imparare.. ho un mondo di trick in testa da portare nella realtà! 

Visto la situazione attuale è molto difficile pianificare qualsiasi progetto in maniera tradizionale. Stanno cancellando molti eventi e tutto è molto incerto. Mi piacerebbe provare le mie abilita in backcountry – neve e montagne sono li, pronte ad essere scoperte e raidate! – Sicuramente non mi fermerò! 

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